Il gioco d’azzardo è essenziale per l’Italia

Inutile sottolineare che il mondo dei giochi sperava tanto nella pronuncia del TAR del Lazio attesa dopo il 13 gennaio scorso dalla quale, se positiva al settore ludico, avrebbe potuto cambiare in modo radicale il futuro delle imprese di gioco e di tutti i siti dove giocare al casino on line. E ritenute dall’attuale Esecutivo, sin dall’inizio della pandemìa “attività non essenziali” e che come tali potevano essere chiuse. Il principio di proporzionalità e di rischio che il TAR ritiene applicato da parte del Governo centrale quando ha attribuito questa “etichetta” al gioco non pare, in ogni caso, suffragato da alcun documento ufficiale: il TAR non ha voluto entrare nello specifico e si è quindi “accontentato” dei principi di precauzione, proporzionalità ed adeguatezza applicati nell’interesse pubblico per la salute della cittadinanza. Così, oggi, ci si trova con un’altra pronuncia del TAR del Lazio che ha respinto completamente la richiesta di sospensiva avanzata da parecchi operatori del settore ludico che questa volta speravano di avere Giustizia sul proprio cammino. Ma questo non è accaduto.

Quindi il gioco pubblico deve assistere, ancora una volta chiuso ed inerme, all’ultimo Dpcm che prolunga la chiusura di tutte le attività senza conoscere quanto durerà questa situazione: non esiste una data determinata poiché i provvedimenti vengono assunti in base alla curva epidemiologica che non ne vuole sapere di assestarsi in una posizione tale da dare spazio all’intera industria di riprendere il proprio lavoro. Tanto meno alle attività ritenute non essenziali, e quindi compreso l’intrattenimento ed il gioco pubblico, che secondo l’Esecutivo non hanno ragione di riaprire in questo momento. Così gli addetti ai lavori del settore ludico incassano un’altra sventurata pronuncia fondata sul rispetto del principio della precauzione oltre alle famigerate “evidenze scientifiche e pareri resi dagli organi specificamente deputati a ciò”, ma di cui non esiste alcuna figura che ne abbia letto i riscontri. Ma tant’è, anche questo fa parte, purtroppo, del bagaglio che ci ha fatto conoscere l’emergenza sanitaria ed a questo punto forse combattere contro “i mulini a vento” come il famoso Don Chisciotte servirà a ben poco.

L’unica “consolazione”, per quel che serve a livello economico, per il settore del gioco è che i Giudici del TAR, pur respingendo le richieste degli operatori, non hanno in alcun modo approfondito la materia rimettendosi alle pronunce già emesse in cui si era ritenuto opportuno non riaprire sempre in virtù del famoso principio di precauzione. Anche se, sempre altri Giudici avevano considerato ragionevole la chiusura di un mese, come stabilito da altro Dpcm, mentre ora è inequivocabile che i mesi consecutivi di chiusura sono già diventati più di tre e diverranno anche più di quattro, tenendo in debito conto “l’allungamento” delle misure restrittive che già da ora sono slittate al 5 marzo prossimo. Ma ciò che in queste righe vuole mostrare tutta la “ribellione” di chi scrive è l’attribuzione della “non essenzialità” alle attività di gioco, cosa che sin dall’inizio, è suonata assai sgradevole o quanto meno discutibile nella sua essenza. Anche se onestamente il gioco senz’altro essenziale non è sicuramente.

Ma il principio applicato non può essere “licenziato” in modo così semplicistico: poiché anche se può apparire vero che non sia essenziale giocare in un periodo di emergenza, poiché significa “gettare via magari dei quattrini” è altrettanto vero che il gioco, ed i siti dove capire come giocare alla roulette, diventa indiscutibilmente essenziale per i propri lavoratori che dal gioco traggono il sostentamento proprio e delle famiglie. Ma che diventa “assolutamente” essenziale anche per le casse dello Stato considerato che ogni anno il settore contribuisce, senza se e senza ma, a riempirle con oltre dieci miliardi di euro, a cui si devono aggiungere le altre imposte dovute da tutte le decine di migliaia di piccole e medie imprese ludiche che vivono sul territorio. E se proprio si vuole affrontare il discorso della ”non essenzialità” del gioco si deve per forza abbinarvi anche il principio della proporzionalità e dell’adeguatezza ed anche quello della precauzione.

Prima di tutto perché il Governo per tutte le altre attività ha applicato restrizioni sia di carattere territoriale che di limitazione oraria? Serrata totale da nord a sud dello Stivale, senza alcuna distinzione tra i vari segmenti del gioco: ma una puntata ad una slot machine appare diversa rispetto ad una scommessa e quindi come è possibile che non si possa prendere in considerazione di decidere di autorizzare una giocata in una agenzia di scommesse magari con locali di più di 1000 metri quadrati facendo entrare i giocatori in modo contingentato? Ed invece si può fare la fila davanti a negozi di ogni tipo? Gli operatori del settore ludico non riescono a comprendere il perché di questa diversità di trattamento che il Governo ha riservato soltanto al gioco. Si potrebbe solo spiegare, e di questo se ne è quasi certi, che l’ Esecutivo non voglia affrontare la gestione di un settore complesso e delicato come quello ludico, così ha deciso di chiudere tutto piuttosto che regolamentarlo.

Come si continua a fare non volendo affrontare l’annosa “Questione Territoriale” che oggi pesa ancor di più a livello politico che per quanto riguarda il risvolto occupazionale ed economico, anche se entrambi sono di importanza vitale per il Paese. Ma questa decisione del Premier sulla “non essenzialità” del mondo dei giochi con la conseguente sua chiusura totale da che principio reale parte? Su che base si può dichiarare superfluo e non essenziale il gioco ed invece ritenere “indispensabili” altri servizi che, senza offendere nessuno, si potrebbero ritenere futili come i centri estetici, i parrucchieri o similari? E perché vietare la cultura della mente come i musei od i teatri, per esempio? Allora che ci si prenda la responsabilità di una decisione drastica per una serrata totale generale in virtù di questa tanto invocata “precauzione”. Però, manca un’ultima domanda per il nostro Esecutivo: sino ad oggi si è sentito più volte parlare di irresponsabilità di parte dei cittadini che a volte si sono “mal comportati”, ma come si dovrebbe valutare la responsabilità del Legislatore che spesso sembra essere veramente latitante?

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